Chiesa della Martorana

Considerata una delle meraviglie di Palermo, la Chiesa della Martorana si affaccia su Piazza Bellini e nasconde al suo interno un tesoro bizantino.

Immancabile tappa di ogni itinerario arabo-normanno nella città di Palermo è la Chiesa della Martorana, che nasconde dietro una facciata semplice e lineare un trionfo di mosaici e decorazioni.

Come in altri edifici religiosi di Palermo, l’armonica fusione di stili artistici che caratterizza l’architettura e le decorazioni della Chiesa della Martorana è una testimonianza delle diverse popolazioni che hanno vissuto e governato in Sicilia nei corsi dei secoli.

La chiesa non è solo unica nella sua bellezza, ma anche nella sua funzione religiosa: rappresenta infatti il punto di riferimento per più di 15.000 fedeli albanesi di rito greco – bizantino presenti in Italia.

Un po’ di storia

Le origini della Chiesa della Martorana risalgono al XII secolo. Venne fondata per volontà di Giorgio di Antiochia, ammiraglio della flotta del re Ruggero II d’Altavilla per ringraziare la Vergine Maria della protezione che gli aveva concesso durante tutti gli anni spesi in mare.

L’impianto della chiesa originaria era a croce inscrita, tipico delle chiese tardo-bizantine e in linea con la destinazione d’uso al culto greco bizantino voluta da Giorgio di Antiochia.

L’aspetto attuale è il risultato di lavori e ristrutturazioni avvenute nel corso dei secoli, in particolare vanno ricordate le aggiunte in epoca barocca e il drastico restauro a cura di Giuseppe Patricolo sul finire dell’Ottocento.

Oggi la chiesa appartiene all’Eparchia di Piana degli Albanesi, diocesi cattolica con rito greco – bizantino: si tratta di una comunità che, pur appartenendo alla Chiesa Cattolica, segue il rito e le tradizioni della Chiesa Orientale Ortodossa, culto introdotto in Sicilia dagli albanesi che qui si rifugiarono per sfuggire alle persecuzioni turche.

Curiosità: le suore martorane e i dolcetti di pasta reale

Il nome completo della chiesa è Chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio, ma tutti la chiamano Chiesa della Martorana dal nome di Eloisa Martorana, fondatrice di un convento di monache benedettine che nel 1453 ereditarono la chiesa.

Proprio a queste monache si deve l’invenzione della frutta martorana, il tipico dolce di pasta reale che i siciliani usano consumare il giorno dei morti.

L’idea di un colorato dolce a forma di frutta venne alle suore in epoca normanna, in seguito a una visita del papa: non potendo servire frutta fresca poiché il raccolto era già passato, per far bella figura le suore si misero a impastare fruttini di pasta di mandorle da attaccare agli alberi per essere poi staccati e mangiati.

Visita alla Chiesa della Martorana

La Chiesa della Martorana è un vero gioiello che non manca di affascinare i suoi visitatori. Appena entrati, resterete abbagliati dalla bellezza e dal luccicchio dei suoi mosaici dorati.

Il ciclo di mosaici che impreziosisce della Chiesa della Martorana fu completato prima del 1151: è il più antico di tutta la Sicilia ed ha un incommensurabile valore artistico.

Il fulcro di questa composizione artistica è l’immagine del Cristo Pantocratore nella cupola, con ai suoi piedi quattro angeli prostrati in atto di adorazione. Nel tamburo della cupola sono raffigurati otto profeti e nelle nicchie dei pennacchi angolari i quattro evangelisti.

Altri elementi che meritano attenzione durante la visita alla Chiesa della Martorana sono:

  • pannelli policromi del 1538 raffiguranti “Giorgio d’Antiochia ai piedi della Vergine” e l'”incoronazione di re Ruggero II“.
  • pavimentazione policroma a mosaici e tarsie marmoree
  • coro delle monache con opere degli artisti Guglielmo Borremans, Olivio Sozzi e Giuseppe Salerno detto lo “zoppo di Ganci”.

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